03 settembre 2010
Casal di Principe, la villa del boss diventa centro di avviamento al lavoro
A Casal di Principe una villa confiscata alla camorra diventerà un centro di avviamento al lavoro artigianale per persone svantaggiate. Il progetto è stato presentato nell'ambito del Pon Sicurezza dal Consorzio Agrorinasce che annovera tra i soci l’amministrazione comunale di Casal di Principe e altri 5 comuni della provincia di Caserta: San Cipriano D’Aversa, Casapesenna, San Marcellino, Santa Maria La Fossa, Villa Literno.
Il territorio interessato è tristemente noto come epicentro di uno dei clan più potenti e violenti della Campania. La presenza della camorra condiziona il contesto economico e la qualità della vita dei cittadini. Alcuni dati lo dimostrano: fra il 1985 e il 2004 nella provincia di Caserta sono state uccise dalla camorra circa 700 persone, di cui il 30% nel territorio dei comuni soci di Agrorinasce. Solo il comune di Casal di Principe è stato sciolto per infiltrazioni camorristiche per ben due volte. I beni immobili confiscati sono complessivamente 122 di cui 58 proprio a Casal di Principe. Uno di questi beni è alla base del progetto di Agrorinasce con un finanziamento di 183 mila euro, per metà stanziati dall’Unione Europea. Si tratta di una villa confiscata a Mario Caterino, boss del clan Schiavone, fra i trenta latitanti più pericolosi d’Italia, condannato all'ergastolo nel processo Spartacus. Il centro sarà aperto a cooperative sociali, a minori sottoposti a misure restrittive, a detenuti e ai loro familiari per sottrarli al rischio di cadere nel circuito della criminalità organizzata. Lo scopo del progetto - che rientra nell'Obiettivo operativo 2.5 del Pon Sicurezza "Migliorare la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata" - è dare una nuova opportunità a queste persone attraverso un’adeguata formazione professionale e il loro inserimento lavorativo in settori che vanno dalla ristorazione alla lavorazione della ceramica.





